lunedì 9 luglio 2012

Il Finanzamt


 Finanzamt, maledettissimo Finanzamt. "Vedrai, i tedeschi sono efficienti, ci metterai un attimo a fare tutti i documenti!", se se, come no. Al carissimo Ufficio delle Finanze ci sono dovuta andare non una, non due, ma ben tre volte. La mia autostima è scesa ai minimi storici per colpa del tedesco burocratico. Che di per sé già il tedesco è una lingua con la quale ci vuole tempo a fare amicizia, figuriamoci poi tutti i paroloni di burocratese: incomprensibili. Non dovevo fare la classica Lohnsteuerkarte, dato che qua io non lavoro come dipendente ma come freelance, quindi tutta un'altra storiaccia... mi sono ritrovata con un bel questionario di 4 pagine (8 facciate), da compilare per i fatti miei e riconsegnare all'ufficio, il tutto per ottenere il mio bel Steuernummer, il nostro Codice Fiscale, per poter pagare le tasse.

All'inizio ho pensato: "massì, che vuoi che sia, mi ci metto una sera col dizionario alla mano e compilo tutto, non sarà poi così difficile!". Beata ingenuità! Ci è voluta molto più di una sera solo per capire quello che veniva chiesto e la supervisione finale del mio coinquilino tedesco che ha cercato di spiegarmi in parole semplici cosa mi veniva chiesto e perché, aggungendo con un sorrisetto "e comunque non ti preoccupare, neanche noi tedeschi le capiamo queste cose!". Ottimo, almeno non mi sento una deficiente totale.

E a questo punto penserete che sia finita qua, che io sia andata allegramente al Finanzamt, abbia consegnato il modulo soddisfatta all'impiegato dello sportello e me ne sia tornata saltellando verso casa.

No.


Dovete sapere che qua in Germania gli uffici pubblici aprono prestissimo, tipo alle 7:30, e non importa a che ora arrivi: ci sarà sempre la fila. Quindi tu, o caro novellino che hai a che fare per la prima volta con la burocrazia tedesca, armati di santissima pazienza, metti la sveglia all'alba e preparati a fare la fila. Che poi non so voi eh, ma il Finanzamt di Monaco, nonostante il nome faccia pensare a qualcosa di grigio e triste, è un gran bell'edificio. Niente ironia! La fila la fai comodamente seduto su divanetti di pelle, in un open-space grandissimo circondato interamente da vetrate che danno sul verde circostante. Entri, prendi il tuo numero all'apposita macchinetta e ti siedi, aspettando che il tabellone luminoso chiami il tuo turno. Se hai dei dubbi o delle domande c'è la segreteria all'ingresso con degli impiegati con il sorriso stampato sulle labbra. Insomma, fanno di tutto pur di farti sembrare contento di dover pagare le tasse.


Il Finanzamt di Monaco, foto dal sito del produttore dei divanetti

Con gli impiegati allo sportello è tutto un prenderci. Nelle mie tre visite ho avuto a che fare con una signora gentilissima che mi ha pure chiesto se volevo qualcosa da bere, una str***a acidissima che mi ha trattato come se fossi analfabeta e un ragazzo che era il ritratto della noia in persona e che il massimo che ha potuto fare per me è stato darmi un numero di telefono a cui rivolgermi per le mie domande.

"Buongiorno, sono qui per consegnare il questionario di richiesta del codice fiscale". Nessun sorriso, a stento un Guten Morgen. L'impiegata acida sfoglia il questionario, scuote la testa con un sospiro come per dire "Questa qua non ha capito proprio una cippa!", si arma di penna e inizia stizzita a fare delle croci, poi mi restituisce il questionario blaterando qualcosa che mi è sembrato "dkgjdkdkcjdkgg... quindi deve compilare anche questi campi". Oh mein Gott, eppure il mio coinquilino mi aveva detto che non dovevo compilarli, com'è che ora questa mi dice il contrario??? Ma soprattutto, io non ho la più pallida idea di cosa significhino quelle parole. Ok, respiro profondo, alzo gli occhi verso l'impiegata e le chiedo delucidazioni. Lei mi guarda, mi fa un sorrisetto ironico e mi ripete le stesse esatte parole che sono scritte sul questionario. Un genio, capitan ovvio. "Mi dispiace, non sono tedesca e non capisco bene, mi può cortesemente aiutare?", della serie è il tuo lavoro aiutarmi, vieni pagata per questo. Lei naturalmente lo ha capito dal primo secondo che sono straniera, ma ha fatto la gnorri e mi ha risposto "se ha bisogno di più tempo, la invito ad accomodarsi e tornare un'altra volta". Eh no. No no no. Io non torno un'altra volta, non faccio di nuovo la fila per ritornare a farmi trattare male da te di nuovo. Non so cosa ho scritto (meno male che il questionario chiedeva "dati indicativi"), volevo solo farla finita. Lei ricontrolla ancora una volta il questionario e poi mi congeda con un "A posto". Mentre mi alzo per andare via mi ferma con "Si ricordi almeno di andare a iscriversi al registro delle aziende". Come prego??? Registro delle aziende??? Ma io lavoro come freelance, non voglio mettere su la mia azienda! "No guardi, ci dev'essere un malinteso, io lavoro come freelance" ribatto io. "Non è quello che ha scritto nel modulo. In ogni caso sono affari suoi, qui con me ha finito". Mi sono dovuta mordere la lingua e contare fino a dieci, perché ho seriamente rischiato di esplodere in uno sproloquio di epiteti poco carini.

Mentre torno a casa sono assalita dai dubbi. E se ho sbagliato a compilare? E se non mi presento a registrare l'azienda che non ho e non voglio creare? Mi faranno la multa? Saranno inflessibili? Chiedo consiglio al mio capo e al mio coinquilino, facendo la figura della cretina che non sa esprimersi in tedesco. Insomma, per dormire sonni tranquilli sono ritornata al Finanzamt, pregando di non ritrovarmi di nuovo la str***a acida dell'altra volta. No, stavolta mi ritrovo un ragazzo che ha una voglia di essere lì a lavorare quasi quanta ne avrei io di spalare del letame senza guanti e senza mascherina. Gli spiego la mia situazione, gli spiego che sono straniera e che ho dei dubbi sul mio modulo, gli chiedo di controllare dei dati insieme. Lui digita qualcosa sul suo computer e poi mi dice che la mia pratica è già in lavorazione e che non può più farci niente. Mi scrive un numero su un post-it e mi dice "Provi a telefonare qui e parli direttamente con l'ufficio che se ne sta occupando". Grandioso, già capisco poco e niente allo sportello, figuriamoci se devo parlare al telefono...

Torno a casa ancora più scoraggiata di prima. Il giorno dopo, prestissimo, telefono al numero magico, mi risponde questo tipo con una voce squillante: gli snocciolo di nuovo la mia via crucis, gli spiego che voglio essere sicura di aver compilato tutto bene e faccio leva sulla sua pietà verso una ragazza straniera che vuole pagare le tasse ma non sa come fare. Sorprendentemente la persona dall'altro capo del telefono mi risponde di stare tranquilla, che guarderà la mia pratica, che non c'è nulla di cui preoccuparsi e che nel giro di 1-2 settimane riceverò a casa una lettera con il tanto agognato Steuernummer. "Mi raccomando, se ha delle altre domande sono a sua disposizione, mi richiami!". Che sant'uomo! Allora esistono impiegati del Finanzamt gentili, con un cuore che batte nel petto!!!

Ieri con grande sorpresa ho ricevuto una lettera targata Finanzamt: dentro c'era il mio Steuernummer. In tempi record, neanche una settimana. Emozionatissima corro dal mio coinquilino tedesco e gli dico tutta contenta "Ce l'ho!!! Lo Steuernummer, finalmente!!!! Ce l'ho fatta!!!", un po' come un bambino che scarta un regalo per il suo compleanno e ci trova esattamente il giocattolo che bramava da tempo. Lui mi ha sorriso e detto ironicamente "Glückwünsch!", come se uno potesse essere contento di dover pagare le tasse...

6 commenti:

  1. Copio il tuo coinquilino: Glückwünsch! E aggiungo Willkommen in Bayern. Checcè ne dicano e diffondano la storiella, anche qua la burocrazia è una bella gatta da pelare. Per avere l'abbonamento ridotto per dipendenti sono dovuto andare tre volte all'ufficio clienti. La prima volta mi hanna mandato via coi forconi, la seconda ho detto a pappagallo quello che la Tutor mi aveva detto di dire e sono stati comprensivi. La terza hanno preso le carte, fatto la tessera e salutato.
    Stesso discorso per l'Anmeldung. La prima volta sono andato a prendere il modulo e il tipo alla reception scazzatissimo me l'ha quasi lanciato in faccia. La seconda volta che avevo il modulo compilato e firmato ho per fortuna incontrato una ragazza gentilissima che mi ha dato il numero e bla bla. Stesso nell'ufficio. La ragazza era educata e cortese. Insomma anche gua girano gli stronzi. Io faccio sempre il finto tonto. Nel 90% dei casi è l'approccio vincente.

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  2. Ahahah che ridere questo post! Non sai quanto sono solidale con te. Potrei parlarti ore delle disavventure mie e del marito supersonico all'ufficio stranieri qua di Monaco. Dei mille giri che abbiamo dovuto fare prima di capirci qualcosa. Del senso di scoraggiamento e impotenza provati. Dell'impiegata col culo per aria e le scarpe tacco 12 che ci ha trattati come deficienti, delle corse per arrivare prima che lo sportello chiudesse. Insomma, una simpatica ed allegra avventura, che non rifarei neanche morta. Confermo che la burocrazia tedesca ha le sue complicanze, ma continuo a pensare che quella italiana sia in ogni caso molto peggio.

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  3. Ciao momo! da aspirante espatriato quale vorrei essere ho capito che dovrò passare momenti di panico misto a frustrazione per sbrigarmi nella burocrazia locale per poter stare nella città della birra... però sicuramente ne vale la pena!

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  4. Carissimi Torquitax ed Eireen, vi comunico che la prossima tappa del mio giro burocratico sarà la famigerata Krankenversicherung, che già oggi sono andata a chiedere e mi hanno detto che molto probabilmente non possono assicurarmi e devo andare da una privata... volevo spararmi, giuro! *__*
    Carissimo feroandrea, benvenuto nel club degli italo-monacensi! Purtroppo la burocrazia è burocrazia, tanto in Italia quanto in Germania, bisogna portare pazienza e sperare di trovarsi davanti un impiegato gentile e "hilfsbereit", come si dice in tedesco!

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  5. Se ti può essere utile dalle parti di Goetheplatz c'è il patronato delle ACLI. (Almeno sino al 2003 ora non so). Mi hanno aiutato spesso a compilare Formular vari anche fiscali. Il tutto gratuitamente
    katia

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  6. In bocca al lupo da un altro italiano che lotta con la burocrazia di Monaco

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