martedì 13 novembre 2012

Io, l 'italiana


da Come mantenere la propria "italianità" in Danimarca


Da quando sono qui in Germania sto avendo delle crisi di identità riguardo al mio essere italiana.

Quando ero in Italia non mi sentivo italiana. I miei amici mi hanno sempre dato della tedesca perché io sono una di quelle persone maniache del controllo, che hanno sempre un piano per tutto e, che il cielo mi perdoni, rispetta sempre le regole.

Quando ero in Erasmus essere italiana voleva dire essere quella che sa cucinare solo perché in grado di cuocere la pasta del discount senza farla scuocere, quella che si veste bene perché viene dal paese di Armani e Valentino, quella che parla una lingua melodiosa, quella casinista sempre pronta a invitare gente a casa e fare festa...

Ora che sono a Monaco sono l'italiana che pensa sempre e solo a cucinare perché la sera invece di scongelarmi una pizza nel forno mi permetto di farmi una bruschetta o un'innocente frittata, sono quella che non sa il tedesco solo perché il mio orecchio ancora non riesce a distinguere l'Hochdeutsch dal dialetto, sono quella strana che vuole sempre fare qualcosa insieme, sono quella che non capisce.

Ho scoperto di essere più italiana di quello che pensavo.

Mi piace cucinare, e sono pure brava.

Mi piace vestirmi bene, o almeno abbinare i colori, e devo confessare che a volte in metro squadro con discrezione la gente vestita con un mix assurdo di colori, tessuti e modelli e mi viene tanta voglia di urlare "Ma come ti vesti???".

Non rispetto sempre le regole: va bene aspettare il semaforo pedonale verde anche se non passa un'auto a 1000 Km di distanza, va bene fare la fila, ma a volte un po' di sana faccia tosta la uso, eccome, e in più situazioni mi ha aiutata tanto.

Mi piace stare in compagnia, non lo considero un reato. E per me "andare fuori a bere qualcosa" vuol dire andare fuori e passare del tempo insieme, non avere come unico scopo della serata scolarsi quanti più cocktail possibili e cercare in qualche modo di arrivare a casa sani e salvi.

Mi piace essere schietta e diretta. Se non mi va di fare qualcosa lo dico senza mezzi termini o lo faccio capire. Dovrebbe essere una virtù tedesca, e invece penso che sia più italiana. A me non piace dire "si, facciamo" o "si, andiamo" solo per accontentare il mio interlocutore e poi fare l'esatto contrario.

Mi piace dire "ciao, come stai?" prima di domandare qualcosa o chiedere un favore: questa a casa mia si chiama educazione.

Amo il mio paese, anche se i suoi problemi e i suoi difetti sono tanti, e non permetto a nessuno che non sia italiano di criticarlo. Ognuno pensi ai problemi di casa sua, che è meglio.

Sto riscoprendo i tratti migliori dell'essere italiani: la solidarietà fra perfetti sconosciuti, la parlantina pronta, la voglia di godersi le piccole cose della vita, lo stare insieme, l'arte di arrangiarsi. Alla fine credo che non si tratti di essere o non essere, sentirsi o non sentirsi italiana: sono gli altri che sono o non sono degli idioti che si aggrappano a stupidi pregiudizi.

Vi rimando a questo post molto carino sul blog Danimarca per tutti... che non è la Germania, ma le situazioni descritte sono praticamente le stesse!
E per avere un'idea di come i tedeschi ci vedono... fatevi due risate leggendo le avventure di Torquitax con la Dresdnerin!!!

W l'Italia!


6 commenti:

  1. Post sublime!
    Anche se in patria ci sentiamo "tedeschi", all'estero ci confermiamo italiani. E dopo un momento di stupore, ho abbracciato la mia italianità con gioia ed orgoglio. Stendili tutti quei crucchetti del menga!!
    Ps: grazie per la pubblicità!

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    1. Orgogliosi di essere italiani!!! :-)

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  2. Quanto mi riconosco in questo post, io soprannominata "la tedesca" fin dalla più tenera etá, a causa del mio rigore, della mia precisione e puntualità, della mia riservatezza e pure del mio aspetto fisico. Eppure mai, se non da quando abito in Germania, mi sono sentita così italiana. Rispetto ai tedeschi sono pressapochista e ritardataria, per esempio. E mi vesto due spanne meglio di loro: non perché io mi vesta chissá come, ma perché loro si vestono proprio maluccio, quindi si fa presto a vestirsi meglio. :-) E anche io mi sono accorta di quanto sia bello chiedere all'altro, anche se semi-sconosciuto, "Come stai?", per rompere il ghiaccio e avviare la conversa. Ma qui è un tabù e si chiede solo agli amici più intimi. Però trovo che questo sia anche il bello dell'espatrio, ovvero scoprire aspetti di se stessi che nemmeno s'immaginava esistessero!

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    1. Eh, sono quelle cose che si scoprono all'estero e che ci sorprendono (in positivo)... mi sto scontrando con molti stereotipi sugli italiani e ove possibile cerco di sfatarli, ma devo dire che (purtroppo) alcuni stereotipi sui tedeschi si sono rivelati fondati... poi 'sta cosa che chiedere "wie geht's" è considerata un'intrusione della privacy ancora non riesco a capirla!!! Allora io sembrerò maleducata tutte le volte che lo chiedo...

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    2. Mah, io so solo che appena arrivata lo chiedevo a chiunque, per rompere il ghiaccio, per stabilire una connessione, per aprire il dialogo. Niente, mi beccavo solo occhiatacce. Ho smesso. Ero percepita come invadente, è chiaro; proprio io che sono riservaterrima!

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    3. Eppure io ho chiesto ai miei "amici/Bekannte" tedeschi (che qua pure a usare la parola "amico" bisogna stare attenti!) e loro mi hanno detto che non è vero che chiedere "wie geht's" è indelicato... poi boh, valli a capire... magari mi hanno detto che potevo chiederlo perchè sono entrato nel club dei fortunati ad essere loro amici???

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